Il property management sta attraversando una trasformazione strutturale. La gestione immobiliare non può più limitarsi a manutenzione, canoni e controllo dei costi: oggi significa governare ecosistemi complessi, coniugando performance economiche, sostenibilità, innovazione digitale e qualità della vita di chi quegli spazi li utilizza ogni giorno.
Tecnologie come manutenzione predittiva, sensori IoT e algoritmi di monitoraggio continuo stanno ridisegnando i processi operativi: i guasti vengono anticipati, le interruzioni ridotte e i livelli di sicurezza innalzati. In parallelo, audit energetici e piani di efficientamento assumono un ruolo strategico per preservare il valore degli asset, in un contesto in cui gli immobili non allineati ai criteri ESG rischiano una progressiva svalutazione.
La leva digitale amplifica ulteriormente questa trasformazione. Piattaforme integrate mettono in dialogo asset, property e facility management; dashboard evolute consentono di governare portafogli complessi; applicazioni dedicate permettono agli utenti di interagire con l’edificio, aprire ticket, prenotare spazi e accedere ai servizi. Gli immobili si trasformano così in hub di servizi, capaci di generare comfort, efficienza e nuove forme di relazione con il territorio.
In questo scenario, il valore immobiliare non si misura più solo in metri quadrati, ma in dati, esperienza d’uso e impatto ambientale e sociale. Il property manager che integra competenze tecniche, ESG e digitali evolve da gestore operativo a partner strategico per investitori, proprietari e comunità, chiamato a guidare una trasformazione profonda e irreversibile del modo in cui progettiamo, utilizziamo e viviamo gli spazi.
Di questi temi ha parlato Andrea Migliore in occasione del Secondo Forum Nazionale sull’Industria dei Servizi Immobiliari di Scenari Immobiliari.