NPL la partita a scacchi continua - RINA Prime Value Services

NPL la partita a scacchi continua

28 mag 2019

Bilanci in parte ripuliti, prosegue la produzione di nuovi NPL: secondo ABI a gennaio il maggior incremento di crediti incagliati da due anni

Si stempera la tensione sugli Npl, è ora di lavorare sul sottostante.

Gli Npl, spauracchio del sistema economico e creditizio italiano almeno dal 2012/2013 non fanno più così paura. Lentamente, e con qualche sacrificio, il sistema bancario sta riuscendo a ripulire i bilanci, liberando conto economico e stato patrimoniale da ingombranti impieghi in crediti deteriorati di vario tipo e grado che hanno quasi immobilizzato l’attività bancaria stessa, rallentando, se non addirittura bloccando, nei periodi di maggiore tensione il flusso del credito.

In particolare è stato il 2018 l’anno della grande pulizia. Secondo quanto calcolato dall’ABI e rielaborato da alcuni media, con particolare rilievo da parte del quotidiano finanziario Milano Finanza del Sole 24Ore, lo scorso anno sono state completate 398 operazioni di cessione di portafogli di crediti bancari in sofferenza. Sono ben 155 in più rispetto al 2017, per un valore di 106,4 miliardi di euro di GBV.  

Protagoniste di questi deal, per lo meno in termini di volumi transati, sono state per lo più le grandi banche. Secondo un’analisi della società di consulenza strategica Value Partner, i crediti deteriorati lordi delle sei maggiori banche italiane (Unicredit, IntesaSanpaolo, Ubi Banca, Banco Bpm, Monte dei Paschi di Siena e Bper Banca) si sono ridotti del 37%. Va comunque sottolineato che, nel conto finale, si è considerata anche l’operazione MPS da 24,1 miliardi di euro che, per la precisione, è stata definita nel 2017, ma è stata perfezionata, con lo scambio vero e proprio del portafoglio di Npl, solo un anno fa, a maggio 2018.

Importante è stato il ricorso alla garanzia di Stato Gacs, che ha riguardato 13 operazioni di dismissione, per un totale di 44,3 miliardi di euro di GBV. A fronte di tale acquisizione, le società veicolo della cartolarizzazione hanno emesso notes di diverse classi per 10,4 miliardi, con un prezzo di acquisto in un range fra il 18% ed il 34%. Ben 20 (incluse le 13) sono state le transazioni di importo, per singola cessione, superiore ai miliardi di euro di GBV, 11 in più rispetto al 2017.

Numeri simili sono stati calcolati da Pwc nel report “Npl: Entering a New Era” che, dopo avere tracciato il bilancio 2018, si spinge oltre prevedendo un esercizio di intensa attività anche nel 2019. Le dismissioni, secondo il colosso internazionale della consulenza, dovrebbero raggiungere almeno 50 miliardi di euro nell’anno in corso. Peraltro, fanno notare da Pwc, sono partite le prime cessioni di Npl multi-originator (per un valore lordo di circa 1,6 miliardi) aprendo il mercato a quelle banche di dimensioni inferiori con portafogli Npl che, se considerati singolarmente, non troverebbero facilmente l'interesse degli investitori.

Intanto, anche i primi numeri del 2019 confermano il trend in corso. I crediti in sofferenze delle banche italiane sono calati a marzo a 31,7 miliardi dai 33,6 miliardi di febbraio (secondo le stime della Banca d'Italia contenute nel supplemento statistico 'Banche e moneta') con una contrazione dei flussi stimata in quasi 7 miliardi (6.949 milioni) ammontare che quasi corrisponde a quello delle cartolarizzazioni e delle altre cessioni di crediti deteriorati registrate a marzo (6.820 milioni). La Banca d'Italia segnala inoltre che a fine marzo lo stock di crediti in sofferenza lordi alle imprese ammonta a 61,4 miliardi (di cui 17,1 miliardi nelle costruzioni), quello alle famiglie consumatrici a 20,5 miliardi e altri 7,7 miliardi di npl riguardano le famiglie produttrici.

Il processo di normalizzazione del sistema di credito nazionale sta quindi procedendo. Per ora, però, si è per lo più privilegiato l’aspetto finanziario e bancario del problema. Una scelta razionale, visto il punto di partenza assai problematico e il rischio che una serrata bancaria potrebbe comportare, mettendo in ginocchio qualsiasi economia, anche la più efficiente ed evoluta. Il problema si sposta quindi a valle, e va affrontato onde evitare il rischio di trasferire i rischi da un soggetto (le banche) all’altro (gli acquirenti dei portafogli di Npl) senza riuscire a eliminarlo.

In passato ci sono stati precedenti poco riusciti. La cartolarizzazione Trinacria promossa da Unicredit nel 2000, per esempio, e basata su crediti deteriorati per lo più concessi per finanziare l’acquisto di abitazioni, riveniente dal Banco di Sicilia attraverso la fusione con Capitalia (ex Banca di Roma) non si è ancora chiusa e, nel frattempo, non è riuscita a garantire i rendimenti obiettivo.

Messe in sicurezza le banche, quindi, ciò che serve è un lavoro serrato sul sottostante il credito deteriorato, in particolare quando si tratta di un bene immobile, allo scopo di rimetterlo sul mercato alle giuste condizioni, in tempi rapidi e in modo da coprire al meglio la redditività e il capitale investito nella cartolarizzazione. Si tratta di un lavoro che parte, in primo luogo, da una corretta valutazione statica, ma soprattutto prospettica, del valore del bene reale in garanzia, che necessita quindi di adeguate competenze e dei giusti strumenti d’analisi.

 

Francesco Medri
Presidente RINA Prime Value Services

"Valutare le garanzie immobiliari in maniera corretta al momento dell'origination costituisce un elemento fondamentale nei processi di Credit Risk Mitigation delle Banche, anche quando la posizione diventa un NPL. L'elegibilità effettiva dei collateral impatta in maniera determinante sui bilanci degli istituti. Non solo, in un periodo ricco di cessioni di portafogli, anche di grandi dimensioni, il pricing offerto dagli investitori è fortemente dipendente dalla qualità e quantità dei dati disponibili sugli immobili ipotecati. Come RINA Prime Value Services siamo all'avanguardia nell'offerta di qualità e capillarità dei dati, a favore di tutti gli stakeholders del mercato"